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Sullo sgombero dello spazio “Abd El Salam”

Bologna -


Lunedì mattina, numerose camionette della celere si sono presentate in via Gandusio per “sgomberare” la palestra popolare che abbiamo aperto in data 23 febbraio.

L’operazione è stata disposta da ACER, ente gestore del patrimonio abitativo pubblico, del quale sia la palestra sia i palazzi circostanti fanno parte.

Il punto, come dichiariamo da anni, è che l’intero complesso di palazzi, costituito per lo più da alloggi “parcheggio” a tempo determinato dove gli inquilini resistono da anni agli sfratti in attesa di assegnazioni stabili, è stato dichiarato sotto sgombero, entro maggio, da parte dell’amministrazione comunale.

L’accelerazione sull’apertura della palestra nel tempo più breve possibile avrebbe potuto creare una convergenza di interessi tra gli abitanti di via Gandusio e la necessità del quartiere di avere spazi di aggregazione, accendere un riflettore e porre l’attenzione sugli sfratti e gli sgomberi delle case popolari e sui suoi effetti: in ogni contesto di questo genere, infatti, abbiamo verificato come la gestione del Comune metta in campo semplicemente soluzioni indegne e temporanee per gli abitanti, incrementando disagio sociale e precarietà della vita in una fascia della popolazione che continua a sentire fortemente i morsi della crisi.

Questo era quanto eravamo riusciti a comunicare anche al presidente del circolo Guernelli, con cui si era aperto un dialogo e al quale avevamo ribadito la nostra intenzione: restituire la palestra al suo naturale utilizzo, dando centralità al circolo stesso e alle associazioni sportive e alle palestre popolari interessate a dar vita alle attività, come la palestra di boxe “Teofilo Stevenson” che già aveva iniziato le lezioni e contribuito ad allestire lo spazio con proprie attrezzature.

Era iniziato un dialogo diretto dunque, non a mezzo stampa o tramite comunicati, come è necessario che sia, in un contesto di disagio, degrado e precarietà, tra chi con le proprie pratiche si pone l’obiettivo di costituire presidi territoriali di socialità, solidarietà e rivendicazioni di dignità.

Ma come al solito succede nella nostra città da troppo tempo, ogni faticoso tentativo di dar vita a qualcosa di realmente positivo per le condizioni dei quartieri e delle aree urbane come quella di via Gandusio, abbandonate al degrado dalle istituzioni, ottiene in risposta la repressione poliziesca da parte delle istituzioni stesse.

Poiché riteniamo che l’apertura di una palestra popolare in quel preciso luogo costituirebbe un vero presidio - questo sì - antidegrado, permettendo ad un tessuto urbano come quello dell’area di via Gandusio, in oggettive condizioni di difficoltà, di dotarsi di un elemento di socialità, partecipazione e controllo popolare, chiediamo all’ACER e all’amministrazione comunale di rendere quella palestra agibile da subito, senza utilizzare scuse pretestuose.

Asia-USB