IL CASO DELLA CLASSE DIFFERENZIALE DELLE SCUOLE "BESTA" SEGNA LA RESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

Bologna -



Il caso della classe “differenziale” varata dal dirigente scolastico Porcaro  all'Istituto Comprensivo 10 di Bologna (con la connivenza dell’USR, a quanto si apprende dallo stesso dirigente, Stefano Versari) è il frutto più esplicito delle politiche dei tagli; tagli agli organici, ai fondi per i progetti di miglioramento e l’aggiornamento e agli interventi di integrazione e alfabetizzazione, un tempo forniti dal Comune, che hanno amputato le possibilità d’intervento delle scuole su tutti i terreni dell’integrazione scolastica (non solo gli stranieri, per capirci).
L’USB denuncia da anni come il modello scolastico emiliano sia già ora solo un lontano ricordo, mentre i dirigenti scolastici si continuano a trincerare dietro affermazioni autoreferenziali sulla presunta tenuta della qualità.
In questi giorni abbiamo sentito fantasiosi ragionamenti volti a dare una giustificazione didattica a quanto avvenuto alle Besta, ma non è necessario essere esperti pedagogisti per sapere che le classi differenziali hanno sempre rappresentato un fallimento in qualsiasi esperienza formativa e chi prova a giustificarle in qualche modo non dà certo prova di competenze nel campo dell’istruzione. Non è un caso se già negli anni ’60 si approdò alla scuola media unica.
Quanto accaduto all’I.C. 10 di Bologna rappresenta nulla più di una vera e propria resa di una scuola della Repubblica; una scuola che, privata dei mezzi per svolgere il proprio compito, anziché ribellarsi, sceglie di ripiegarsi su se stessa, tenta di nascondere i problemi sotto un tappeto e rinuncia al proprio compito di rimuovere gli ostacoli al diritto all’istruzione dovuti a necessità economiche e sociali. Questo accade in molti campi della formazione, come nel caso degli alunni disabili ai quali vengono concesse sempre meno ore di sostegno e che vengono trasformati in BES per certificare che la società ha deciso di lasciarli al loro destino senza più neanche tentare di intervenire.
Il caso Besta è esemplare però anche della deriva autoritaria della scuola italiana; quella scuola dell’autonomia in cui i dirigenti inventano proprie prerogative assolute in nome della Legge Brunetta e tentano di svuotare e svilire gli organi collegiali, tra l’altro in un contesto in cui la collaborazione dei rappresentanti delle famiglie è fortemente presente e qualificata. Per i paladini della “scuola azienda” una simile presenza o un Collegio Docenti attivo rappresentano nulla più che un seccatura da aggirare. Spesso gli stessi insegnanti vivono questo nuovo corso con una pericolosa rassegnazione. Solo così riusciamo a spiegarci la vergogna per un Collegio Docenti che non ha bloccato sul nascere l’assurdo progetto del dirigente Porcaro, così come avrebbe sicuramente fatto solo pochi anni fa.
Ci conforta sapere che sono tante le situazioni in cui invece la scuola pubblica non si arrende e, pur tra mille difficoltà e in contesti sociali segnati da assurde politiche urbanistiche, lottano per continuare ad assolvere il proprio compito istituzionale. Ne è un esempio chiaro e qualificante il nutrito gruppo di docenti che proprio all’I.C. 10 ha votato contro il progetto della classe “ghetto”, senza timori e riscattando in parte l’onore della categoria.
L’USB chiederà conto all’USR dei motivi di un mancato intervento in questa vicenda vergognosa che in queste ore viene addirittura rivendicata dai massimi responsabili della scuola regionale.
Non lasceremo che tutto passi senza colpo ferire; ne va del futuro della funzione della scuola pubblica.  

Bologna, 6 novembre 2013             Francesco Bonfini – USB Bologna