A Bologna la “tratta” tra le cooperative Lai-momo e Mondodonna su lavoratori e beneficiari dei servizi di accoglienza

Bologna -

È notizia di ieri che la cooperativa sociale Lai-momo, gestore di servizi SPRAR per richiedenti asilo, voglia “vendere” cinque delle sue strutture, lavoratori e beneficiari inclusi, ad un’altra cooperativa bolognese, Associazione Mondodonna onlus, a partire dal prossimo 1° agosto.

 

Il fatto è questo: Lai-momo ha convocato tre dei cinque lavoratori rimasti sul servizio dell'accoglienza, annunciando di aver venduto i loro servizi e chiedendo loro di presentare le dimissioni per poter essere assunti da Mondodonna, che avrebbe provveduto a fare una proposta unilaterale di assunzione. I tre lavoratori sono rappresentanti sindacali: due dell’USB e uno della Cgil. In un colpo solo Lai-momo fa fuori il codice civile e la rappresentanza dei lavoratori.

 

Peccato che questa operazione si configuri all’interno del sistema di controllo dell’ASP, e che tale operazione, configurandosi come “cessione di ramo d’azienda”, dovrebbe essere normata dall’art. 2112 del c.c., che prevede una procedura di informativa e confronto, da parte delle due società, almeno 25 giorni prima del passaggio, alle organizzazioni sindacali e alle RSA aziendali. Senza tale procedura il trasferimento è nullo, configurandosi tra l’altro la condotta antisindacale delle due aziende.

 

Un’ombra nera si allunga su quello che rimane della cultura delle tutele del lavoro e delle conquiste sindacali ottenute nel nostro territorio. Vi è ormai una tendenza, che trova sempre minor contrasto, da parte delle aziende, siano esse cooperative, associazioni o imprese, a fare carta straccia di ogni prassi consolidata e procedura di tutela dei lavoratori. È mai possibile che tutto ciò possa avvenire, a Bologna, in barba alla vigilanza delle istituzioni pubbliche, Comune, Città Metropolitana e ASP in primis, firmatarie e promotrici di quei nobili intenti contenuti nel “Patto per il Lavoro” e nel “Protocollo d’Appalto”?

 

Non siamo più disponibili a veder sacrificata la nostra vita, i nostri diritti, la nostra dignità, sul tavolo della “libertà d’impresa”: l’unica libertà che ci preme consolidare è quella di vivere fuori da ogni ricatto padronale. Qualcuno sta gettando benzina sui servizi dell’accoglienza, le riorganizzazioni in corso impongono ai lavoratori condizioni peggiori, precarizzandone la condizione e i contratti; il rischio che divampi un incendio è molto concreto.

 

Chiediamo al Comune di intervenire immediatamente a bloccare ogni ipotesi di mercimonio di lavoratori e beneficiari fuori da ogni tutela di legge e di contratto: non siamo più al mercato degli schiavi.

 

Chiediamo alla Città Metropolitana di riaprire subito il tavolo metropolitano per il monitoraggio del Sistema Accoglienza, e chiediamo all’ASP, committente dei servizi, di intervenire subito per bloccare questa compravendita, illegale oltre che inaccettabile dal punto di vista della responsabilità sociale di cui è investita.

 

Basta ricatti, basta precarietà, basta arroganza padronale.

 

Bologna, 14 luglio 2020

                                                                                                                  

USB Lavoro Privato