CENTRI ESTIVI: LA LIBERTÀ DEI BAMBINI, LA SICUREZZA DI TUTTI

Bologna -

 

In questi giorni di fine lockdown e ritrovata "libertà" che caratterizzano la seconda fase dell'emergenza covid-19, si è iniziato a parlare di riapertura dei servizi: nel mese di giugno per la fascia 3-17, si avvieranno i centri estivi. La riapertura è stata fortemente voluta dalle famiglie a cui questo Governo non ha garantito il necessario sostegno per conciliare la cura dei figli e la gestione dei tempi di lavoro.

 

Come operatori siamo felici che finalmente l'infanzia e l'adolescenza siano tornate al centro del dibattito pubblico: conosciamo bene la questione perché quotidianamente, anche durante la chiusura delle scuole, abbiamo supportato e interagito con i minori e le loro famiglie. Pare che i medesimi diritti però, non siano garantiti ai più piccoli: al momento, nulla è previsto per la fascia 0-3.

 

Pochi giorni fa, sono state pubblicate le Linee guida nazionali per la gestione "in sicurezza" delle attività ludico-ricreative per i bambini di età superiore ai 3 anni e poco dopo, il Protocollo regionale per la riapertura dei centri estivi: nessuno ha chiesto la collaborazione degli educatori né cosa ne pensassero pur essendo soggetti protagonisti, insieme ai bambini, di questi servizi.

Entrambi i documenti si basano su alcuni presupposti chiaramente irrealistici.

I bambini giocano, si toccano, esplorano con le mani: già solo parlare di distanziamento sociale e mascherine ci sembra fantascientifico.

Ma ammesso che ciò avvenga, resta il nodo irrisolto della sicurezza sanitaria. Non sono previsti screening sierologici né all'inizio né durante la frequenza dei centri estivi. La semplice misurazione della temperatura, è misura non risolutiva (e pare neppure obbligatoria). Se un operatore fosse portatore asintomatico del virus e contagiasse un bambino?

Inoltre, la questione della sanificazione e degli spazi come verrà gestita nella pratica?

I tempi di attività frontale degli educatori, necessariamente saranno ridotti in proporzione ai tempi di frequenza dei bambini, più brevi. E il resto del salario come e in che misura verrà corrisposto?

Queste Linee guida ci paiono nebulose e non tutelanti per nessuno dei soggetti coinvolti.

 

Tutto ciò premesso, le lavoratrici e i lavoratori dei servizi chiedono:

- Che sia previsto un sistema di monitoraggio sanitario per il personale e i bambini: possibilità di test sierologico iniziale e tamponi per gli operatori ogni 15 giorni oltre a una mappatura chiara della situazione di salute di tutti i soggetti interessati.

- Che le famiglie siano consapevoli che il rischio sanitario persiste. La possibilità di un eventuale contagio, in assenza di screening sanitario con test e tamponi e di adeguate misure di monitoraggio dello stato di salute di operatori e bambini, della predisposizione dei protocolli di sanificazione e della fornitura garantita dei necessari DPI (per i quali ancora oggi verifichiamo le grosse difficoltà di approvvigionamento), deve chiamare in causa la responsabilità penale e civile delle istituzioni pubbliche e dei gestori dei centri. Su questo punto bisogna essere molto chiari: non si scarichino sulle spalle degli educatori responsabilità che stanno nella programmazione, nella progettazione e nella gestione di questi servizi.

-  Non ultima, l'importanza di definire gli orari di lavoro: non può pesare sul salario dei lavoratori la contrazione degli orari; chiediamo ai gestori di poter completare l'orario con attività non frontali, di programmazione e preparazione delle attività.

Chiediamo risposte alle Istituzioni competenti.

Non ci fermeremo! Saremo in tanti, lavoratrici e lavoratori dei servizi per minori. Siamo indispensabili e vogliamo essere ascoltati da coloro che continuano a prendere decisioni sulla nostra pelle.

 

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