Federalismo aumentato. L'adesione dell'Emilia-Romagna a guida PD è la conferma di una intesa trasversale basata sulle disparità: venerdì 15 febbraio ore 11,30 manifestazione USB a Montecitorio

Bologna -


Il prossimo 15 febbraio il governo Conte si appresta a dare il via libera al cosiddetto federalismo aumentato o autonomia differenziata con tre regioni, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, che da sole raggiungono il 40 % del PIL dell’intero paese. Un provvedimento che è la pura conferma di quello che il 28 febbraio dello scorso anno aveva siglato il Governo Gentiloni.
L'adesione al percorso da parte dell'Emilia-Romagna, a guida Partito Democratico, è la conferma di una intesa trasversale sul federalismo aumentato, o la secessione dei ricchi come è stata giustamente definita di recente.
Siamo di fronte ad una grande menzogna: la narrazione che le regioni ricche versano più imposte allo Stato centrale, rispetto al ritorno che hanno in termini di finanziamento ai servizi al cittadino, è stata molto spinta dalla Lega e dalla stampa nazionale non trovando nessuna opposizione presso le altre forze politiche a partire dal PD.
Non sono certo le Regioni a contribuire alla fiscalità generale, perché la tassazione nel nostro paese è su base individuale: chi ha di più dovrebbe pagare di più, a prescindere dal fatto che viva a Milano o a Catania, e di conseguenza a prescindere dal luogo in cui risiede dovrebbe avere la stessa qualità di servizi pubblici.
Con l'introduzione del regionalismo differenziato si aprirà una nuova stagione di tagli ai servizi pubblici e le privatizzazioni, la precarizzazione del lavoro e il contenimento dei salari e di emigrazioni dalle regioni povere a quelle ricche, anche con il meccanismo della emigrazione coatta prevista dal recente decreto sul reddito.
Con i tagli, ispirati dalle politiche neoliberiste di Bruxelles, la coperta si è ristretta per tutti, ma il federalismo aumentato non potrà che accrescere disparità, aggiungendo a quella sociale anche una disparità tra regioni e tra zone ricche e zone povere della stessa regione.
L’Unione Sindacale di Base ha deciso pertanto di lanciare una mobilitazione di protesta a Roma in piazza Montecitorio il prossimo 15 febbraio per fermare questo processo e riaprire la discussione. Tutti devono avere pari diritti e pari dignità, tutti abbiamo diritto allo stesso livello dei servizi pubblici, delle scuole, degli ospedali, dei trasporti.
Abbiamo bisogno di rilanciare l’occupazione, sviluppare la pubblica amministrazione e lanciare un piano straordinario di realizzazione di infrastrutture economiche e sociali indispensabili per il nostro futuro. Vogliamo una fiscalità progressiva e perequativa, vogliamo più giustizia sociale ed un piano vero di lotta alle disuguaglianze sociali.
USB Emilia Romagna



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