USB: presidio davanti al Comune di Ravenna. Basta complicità con il traffico di armi, con guerre, riarmo e genocidio. Nessun impegno concreto da parte del sindaco Barattoni
USB esprime pieno sostegno alla mobilitazione che ieri ha attraversato Ravenna, in concomitanza con l’udienza presso il Consiglio di Stato relativa al ricorso della giornalista e attivista Linda Maggiori per ottenere gli atti sulla circolazione delle armi nel porto cittadino. La richiesta di trasparenza riguarda un tema che investe l’intero Paese: la movimentazione di armamenti e materiali dual use nei porti italiani, spesso avvolta da una opacità amministrativa che contrasta con i principi di legalità e con la legge 185/1990.
Il presidio davanti al Comune di Ravenna ha denunciato il rifiuto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di fornire i dati richiesti, nonostante la normativa imponga controlli rigorosi e accesso alle informazioni. La cittadinanza ha il diritto di sapere se dai porti italiani partono armamenti diretti verso paesi coinvolti in conflitti e in gravi violazioni dei diritti umani, incluso il genocidio in corso contro il popolo palestinese.
La nostra posizione è chiara: chi lavora nei porti non può essere trasformato in ingranaggio della filiera bellica, né può essere esposto a responsabilità che non gli competono.
Il sindaco di Ravenna, Barattoni, ha scelto di non incontrare USB, confermando l’ambiguità di un’amministrazione che evita il confronto con chi rappresenta le lavoratrici e i lavoratori e che si limita a proporre strumenti generici, come osservatori nazionali, senza affrontare la questione centrale: la trasparenza immediata sui traffici di armamenti.
USB ribadisce che la complicità con la corsa al riarmo è un processo trasversale, sostenuto anche dall’Unione Europea, che punta a militarizzare la logistica e i porti, trasformando luoghi di lavoro civile in nodi strategici della filiera bellica globale.
Per questo USB sarà protagonista della mobilitazione internazionale dei porti del 30 ottobre, che vede già l’adesione di 50 scali nel mondo. Una mobilitazione che afferma un principio semplice e radicale: noi non lavoriamo per la guerra.
USB continuerà a battersi per la trasparenza, per la pace e per la difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, costruendo una prospettiva concreta per espellere la guerra dalle nostre vite e dai nostri luoghi di lavoro.
USB Ravenna