INTERPORTO DI BOLOGNA: NO ALLA PRIVATIZZAZIONE, IL PUBBLICO NON DEVE RITIRARSI AL SUO RUOLO STRATEGICO.

Bologna -

Totale contrarietà e forte preoccupazione in merito alla decisione della Giunta di Bologna di avviare l’iter di “fattibilità” per la dismissione del 35% delle quote azionarie detenute in Interporto Bologna S.p.A.

La scelta di privatizzare il più importante hub logistico del territorio, giustificata formalmente come un mero adempimento tecnico alle richieste della Corte dei Conti, rappresenta in realtà una grave ritirata della politica e del controllo pubblico da un settore industriale cruciale per lo sviluppo economico, sociale e occupazionale della nostra area metropolitana.

Considerare l'Interporto come una società che "non persegue più finalità istituzionali" è una visione miope. La logistica merci, i collegamenti ferroviari e le infrastrutture di scambio non sono semplici asset commerciali da monetizzare. Sono una spina dorsale del nostro territorio. Cedere la maggioranza assoluta delle quote ai colossi privati dello shipping internazionale significa consegnare le chiavi delle scelte strategiche locali a logiche di puro profitto finanziario, estranee ai reali bisogni della comunità e dei lavoratori.

L'amministrazione comunale dichiara "esaurito" il proprio ruolo pubblico solo perché è stata siglata la "Carta metropolitana della Logistica Etica". Per USB, la legalità, la sicurezza sul lavoro, il contrasto agli appalti al ribasso e la fine del precariato nei magazzini non sono traguardi del passato da considerare "archiviati", ma battaglie quotidiane che richiedono la vigilanza e presa di responsabilità costante da parte del socio pubblico.

Chi garantirà il rispetto dell'interesse collettivo e la tutela dei lavoratori di fronte ai piani di ristrutturazione di una multinazionale privata?

L'interesse manifestato da giganti mondiali come il Gruppo MSC dimostra l'enorme appetito del mercato verso lo scalo bolognese.

L'Interporto di Bologna, che ospita circa 130 aziende del settore e vi lavorano stabilmente oltre 5.500 addetti, è una delle infrastrutture logistiche e intermodali più grandi e importanti d'Europa con la sua posizione strategica, all'incrocio di tre corridoi della rete europea TEN-T, che lo rende uno snodo nevralgico per il trasporto merci in Italia e in Europa.

La concentrazione di un'infrastruttura così strategica nelle mani di un unico grande attore privato rischia di creare un monopolio di fatto, subordinando lo sviluppo dei corridoi e del terminal ai soli interessi commerciali del compratore, anziché al rilancio complessivo e alla tutela del territorio.

Non basta la permanenza della Città Metropolitana con una quota minoritaria per garantirci la tutela del sito. Il controllo di un'infrastruttura da oltre 4 milioni di metri quadri deve rimanere saldamente in mano pubblica.

Chiediamo un tavolo di confronto urgente con il Sindaco e l'Assessore competente per ridiscutere i termini del Piano di razionalizzazione delle partecipate.

 

USB Bologna