Mondo Donna costretta a riconoscere le spettanze dovute a una lavoratrice impiegata con una prestazione occasionale

Bologna -

Presso l’Ispettorato del Lavoro, a seguito della segnalazione presentata da USB, è stato raggiunto un accordo con la cooperativa Mondo Donna per il riconoscimento e la restituzione alla lavoratrice delle spettanze dovute, calcolate come se fosse stata regolarmente assunta con il CCNL delle Cooperative Sociali.

Una vittoria ottenuta grazie al coraggio della lavoratrice che ha deciso di rivolgersi a USB e di denunciare quanto stava accadendo.

Da tempo denunciamo l’utilizzo, da parte di Mondo Donna, di lettere di incarico per prestazioni occasionali come strumento per coprire lavoro che, nei fatti, presenta tutte le caratteristiche di un rapporto di lavoro subordinato.

La prestazione occasionale come forma contrattuale non garantisce ferie, malattia e le tutele proprie di un rapporto di lavoro subordinato. Ma soprattutto, nel caso denunciato, non siamo di fronte a una singola prestazione occasionale: la lavoratrice era inserita in pieno organico nell’organizzazione del lavoro presso la struttura, con una pianificazione dei turni e una continuità della prestazione.

Utilizzare la lettera di incarico a prestazione occasionale significa esclusivamente risparmiare economicamente, sottraendo quotidianamente diritti alla lavoratrice e tenendola continuamente sotto ricatto, essendo la sua prestazione disciplinata non dal contratto ma dalla chiamata del datore di lavoro.

Oggi questa situazione è stata portata all’attenzione dell’Ispettorato del Lavoro e si è arrivati a un accordo per il riconoscimento delle differenze retributive dovute alla lavoratrice.

Ringraziamo innanzitutto la lavoratrice, che ha avuto il coraggio di rompere il silenzio e di denunciare un modello che produce sempre più precarietà nella già precaria condizione delle operatrici del sociale.

Invitiamo tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori a segnalare a USB situazioni analoghe di sfruttamento e di mancato riconoscimento dei diritti.

E chiediamo al Comune di Bologna, ad ASP Città di Bologna e alla Prefettura di verificare cosa accade concretamente nei servizi che affidano e finanziano. Non è sufficiente controllare che un servizio venga formalmente erogato: bisogna controllare la struttura organizzativa con cui viene prodotto realmente il servizio.

Il sistema delle cooperative non manca mai di costruire iniziative politiche per raccontare la propria vocazione alla cooperazione e al mutualismo ed elogiare i propri servizi offerti (grazie a fondi pubblici). In realtà, dietro questo racconto si cela una struttura fondata sulla precarietà contrattuale, sulla precarietà delle ore lavorate e sui bassi salari.

Applicare il contratto collettivo è il minimo sforzo per chi gestisce questi servizi. Un contratto che comunque abbiamo più volte denunciato, il quale restituisce salari bassi e compressione quotidiana dei diritti delle lavoratrici.

Utilizzare invece lo strumento della prestazione occasionale per coprire un lavoro organizzato, continuativo e inserito nei turni rappresenta un ulteriore salto nello sfruttamento.

Questa vittoria dimostra che denunciare paga. Che organizzarsi paga. Che quando una lavoratrice rompe il silenzio, può aprire una breccia per molte altre.

AL SERVIZIO DEGLI ULTIMI, MA SERVI DI NESSUNO.

USB Bologna